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Osservare una palude…di scrittori.

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La fotografia necessita di osservazione . Fin qui nulla di eclatante mi direte. Ogni parola ha però la sua “soggettivazione” in chi la emette. Per Henri Cartier Bresson osservare (e volutamente utilizza questo verbo ben più impegnativo rispetto a “vedere” o “guardare”) vuol dire dedicare tutta la propria attenzione all’oggetto dell'osservazione, trasformandoci in scienziati dalla curiosità insaziabile, capaci di seguire e analizzare il movimento esterno e interno dei corpi che incrociamo. Fare questo impone all’osservatore l’incognito . Guai a far sentire alla preda i nostri passi che si avvicinano, guai a pensare di essere più importanti dell'osservazione che si sta compiendo. Bresson si riferiva ad alcuni suoi colleghi, che riteneva così impegnati a impressionare il pubblico con il proprio lavoro, da fare troppo rumore, spaventare l'oggetto della loro osservazione, ritrovandosi così da soli a contemplare una brutta foto. Qualcosa del genere è accaduto con la pubblic...

LaLettura di Ai Weiwei

Se avete comprato Il Corriere della Sera la settimana scorsa, per l’esattezza domenica 13 novembre, avrete ricevuto, insieme al quotidiano, quello che avrete catalogato come uno degli oramai insopprimibili e prolifici inserti di cui anche Il Corriere si è arricchito negli ultimi anni pur di “aggredire” (chiedo subito venia per il linguaggio marketing oriented) nuovi inconsapevoli “segmenti” di pubblico. Le avrete a stento degnate di uno sguardo quelle cinquanta pagine aggiuntive, che non facevano altro che affaticare il vostro braccio, i più attenti si saranno espressi in una smorfia d’incredulità per l’omone asiatico seduto su una poltroncina al centro del nulla che campeggiava sulla copertina dell’inserto. Ma poco più di questo. Poi avrete lanciato l’inserto (e forse anche il quotidiano) sul sedile posteriore della vostra auto o nel bauletto del motorino, dove sarà probabilmente rimasto per giorni, intonso, nascosto ai vostri occhi, come tutti i buoni propositi infranti del...