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La pericolosa casa di marzapane di Jennifer Egan in cui siamo immersi fino al collo

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“La collettività è come la gravità, quasi nessuno può resistervi”.   È da questa frase di Jennifer Egan che vorrei partire per muovere i primi passi alla scoperta del suo ultimo romanzo La casa di marzapane (edito in Italia da Mondadori, traduzione di Gianni Pannofino), sentiero di storie intrecciate che assomiglia più a una raccolta di racconti finemente sovrapposti che a un romanzo, in cui riemergono alcuni personaggi del libro più famoso della Egan, Il tempo è un bastardo , premiato con il Premio Pulitzer e il National Book Award nel 2011 , in cui l’autrice raccontava la storia di Bennie Salazar ex musicista e discografico di successo e della sua assistente Sasha, passando rapidamente dagli anni ’70 alla prima decade del XXI secolo. Muovendosi in un’ottica circolare più che lineare, Jennifer Egan dava vita a decine di storie che creavano un mondo totalmente indipendente e affascinante in cui immergersi e scoprire come la tecnologia e i social avrebbero influenzato non solo la ...

Succhiare una frase come una caramella, l’intuizione di Bohumil Hrabal

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Avete mai provato a succhiare una frase come se fosse una caramella? Ognuno avrà le sue preferite e difficilmente cederà ai gusti altrui. Se siete persone da liquirizia, non sarete amanti del limone, se siete tradizionalisti che succhiano fino all’ultima goccia il ripieno denso delle ‘Rossana’, sarete incapaci di adattarvi a una ‘Dietorella’ dalla consistenza di un grumo di silicone. L’intuizione di Bohumil Hrabal (poeta, romanziere, adoratore di libri ed esperto succhiatore di frasi altrui) è proprio quella di considera una frase al pari di una caramella. Non va letta, ma succhiata, a lungo, per soppesarne ogni sfumatura e capire se siamo golosi di Schiller o Goethe, infastidendoci per la durata eccessiva del retrogusto delle frasi di Kant o per la gommosità nascosta dentro un avverbio usato da Nietzsche. È quello che fa Hanta, protagonista del poema in prosa di Hrabal dal titolo Una solitudine troppo rumorosa (edito in Italia da Einaudi), che, nel ventre di un vec...

I difetti fondamentali di Luca Ricci (e non solo)

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Nell’autunno del 2015, durante un pranzo a Milano, la Rizzoli ha avuto l’ardire di proporre l’improponibile (almeno per il mercato editoriale italiano), ossia chiedere a un autore, Luca Ricci, di scrivere una raccolta di racconti.  È lo stesso autore a dire che questa proposta «è l ’equivalente culturale di Frau Blücher in Frankenstein Junior ». Ve la ricordate? Nel film di Mel Brooks bastava pronunciare il suo nome perché i cavalli nitrissero spaventati. Allo stesso modo basta citare la parola ‘racconto’ per far imbizzarrire gli editori, assai preoccupati dal risultato commerciale di questo genere. Rizzoli avrà indossato dei copri orecchie spessi prima di presentarsi all’incontro con l’autore, perché dopo circa un anno ha pubblicato I difetti fondamentali , raccolta di quattordici racconti di Luca Ricci. Tema: gli scrittori e aspiranti tali. Cinici, repressi, depressi, dispersi, incapaci di orientarsi nel mondo ‘reale’ e quindi rinchiusi in un cantuccio, emotivo o fisico...

Breaking News di mezzanotte: il nuovo libro di Haruki Murakami

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Tokyo, 24 febbraio 2017, breaking news in un notiziario . Un uomo vestito con un abito azzurro e un sorriso smagliante, come il fazzoletto che ha nel taschino, fissa la telecamera come se si fosse appena accorto che qualcuno, per un oscuro motivo, lo sta filmando. Accanto a lui una donna con un vestito rosa confetto dello stesso colore della sua pelle, anche lei fissa la telecamera che ha di fronte con uno sguardo perso. Sembra non poter credere all’immagine che la retina restituisce al cervello. Eppure entrambi continuano a parlare con tono pacato.   Io che sono dall’altra parte dello schermo, posso tentare di interpretare il loro messaggio solo dal linguaggio del corpo, il mio giapponese è davvero pessimo, e per questo rimango ancor più spiazzato. In mente ho l’ansia vorace di Chicco Mentana, che fa pensare a una tanica di bagnoschiuma concentrato lanciato sotto il getto di una cascata, non basterebbe un televisore da 60 pollici a contenere la sua felicità per u...

L’eterna liquidità di Zygmunt Bauman e la sua mappa per abbattere i muri

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La prima volta che ho visto Zygmunt Bauman la ricordo distintamente. Non fu un incontro esclusivo, si sarebbe adattato poco alle idee di questo libero pensatore che ha fatto della lotta ai privilegi una delle basi portanti del suo lavoro, ma collettivo. Era il maggio del 2011, sedevo in silenzio in una platea gremita dell’Auditorium costruito da Renzo Piano a Roma. Davanti a me un ometto magrissimo e ricurvo, con i suoi vaporosi ciuffetti di capelli bianchi a incorniciare le ampie orecchie, quasi il suo corpo volesse compensare in qualche modo il divario fra le capacità recettive del suo sistema uditivo e quelle assai più vaste del suo cervello. Bauman presentava Vite che non possiamo permetterci (edito da Laterza), uno dei tanti saggi (ne ha pubblicati più di 50) che offrono al lettore l’opportunità di interrogarsi sul proprio modo di vedere e giudicare le cose e le persone. Fra i testi che l’inventore del concetto di ‘società liquida’ (una società caratterizzata ...

Scrivendo a passo di danza: la nuova avventura di Zadie Smith

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C’è stato un periodo nella storia del cinema, fra la metà degli anni ’30 e la fine dei ’40, in cui la trama lasciava il posto alla danza e all’abilità di performers come Fred Astaire e Ginger Rogers, riuscendo a far sospendere al pubblico il giudizio su un finale scontato. Ciò che interessava agli spettatori era godere degli effetti speciali che questi interpreti realizzavano usando il più semplice e a buon mercato degli strumenti: il loro corpo. E da qui che sembra partire Zadie Smith per il suo quinto romanzo, Swing Time (lo stesso titolo di un film del 1936 con la coppia Astaire/Rogers), pubblicato da poco dalla Penguin in USA e in UK, in cui racconta la storia di due ragazze con una passione in comune: la danza . Entrambe le ragazze (la voce narrante senza nome e la sua compagna Tracey) sono cresciute in quella zona di Londra che l’autrice di Denti Bianchi e NW conosce così bene, facendo della danza la loro forma espressiva d’elezione fin da piccole: a una scuola di danza s...

Riscrivere Shakespeare: una prigione secondo Margaret Atwood

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La Tempesta di William Shakespeare non è stato la prima opera del bardo che ho scoperto, prima è venuto Amleto e la sua abilità superiore a mettersi in difficoltà e in discussione, poi Romeo e Giulietta di cui ho amato e invidiato più di tutti Mercuzio e la sua severa lealtà oratoria, Molto rumore per Nulla con le geniali giravolte verbali di Benedetto e Beatrice, Il mercante di Venezia , cui collego orfiche esperienze adolescenziali di immedesimazione col vituperato Shylock e il suo desiderio di vendetta (giustizia?). La Tempesta mi si è parata innanzi solo in età matura, era il World Shakespeare Festival del 2012 a Stratford-upon-Avon. Certo, avevo già visto messe in scena de la Tempesta , a partire da una spettacolare edizione al Globe londinese con un’ieratica Vanessa Redgrave a impersonare Prospero, ma non ero mai davvero entrato in questo testo che, più di tutti i suoi predecessori, incastra teatro nel teatro, giocando fra illusione e realtà, quasi a convincer...

La confessione di Roman Markin: come alimentare la speranza

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«Se avete perso fiducia nella potenza della narrativa, Anthony Marra vi farà cambiare idea», parola del New Tork Times che, recensendo La confessione di Roman Markin, il nuovo romanzo di Marra dopo il successo del suo esordio ( La fragile costellazione della vita), ha lodato la capacità di analisi e di approfondimento del trentenne autore americano, senza dimenticare la sua profonda conoscenza della storia russa. La confessione di Roman Markin è senz’altro un'opera notevole per il suo gioco d’incastri, un puzzle composto da nove storie, in cui passato presente e futuro si legano in modo inscindibile. La narrazione si apre nella Leningrado del 1937, facendo conoscere al lettore Roman Markin, un pittore trasformato dal regime sovietico in "censore di immagine". A lui spetta eliminare da fotografie e dipinti i volti dei nemici della patria, inserendo al loro posto i nuovi capi del partito. Ma avere il potere di modificare la realtà, seppur solo in fotografia, fa ...

Mi chiamo Lucy Barton di Elizabeth Strout: perché non è assolutamente possibile credere ai propri ricordi

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Sono convinto che quando raccontiamo i viaggi che abbiamo fatto, non parliamo di luoghi, monumenti, cibo, shopping e strade, ma di persone. Amici con cui condividiamo ogni spostamento del nostro animo o sconosciuti che ci sono passati accanto in una notte calviniana dagli esiti incerti o dickensiana dalle strade oscure e dal fumo denso che si avvinghia ai polmoni. Il loro incrociarci genera quel ricordo che poi modellerà le nostre vite, trasformandoci; come un cubo di marmo da cui lo scultore stacca uno strato dopo l’altro alla ricerca della forma perfetta. Quando nasciamo siamo quel cubo e saranno le persone che incontreremo a darci la forma definitiva, che ci piaccia o no. Di questa idea sembra essere convinta anche Elizabeth Strout che con il suo ultimo romanzo Mi chiamo Lucy Barton (tradotto da Susanna Bassi per Einaudi) ci fa entrare in un frammento della vita della sua protagonista (Lucy) che racconta, in prima persona, un paio di mesi trascorsi in ospedale negli ...

Il mestiere dell'editore. Il punto di vista di Carmine Donzelli

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Mondadori, Gems, minimumfax, Sellerio, Einaudi, mentre costeggio gli stand dell’ultimo Salone Internazionale del Libro di Torino sono le 10 del mattino e l’atmosfera fra i padiglioni è quella che preferisco. I corridoi sono semivuoti, il Salone ha appena aperto, le orde (meno male che esistono ancora) di lettori bulimici sono ancora in fila fuori dai padiglioni per i biglietti, gli standisti hanno ancora un volto disteso e ostentano sorrisi da chiacchiere davanti a un caffè, che in molti hanno stretto in mano, in un bicchierino di plastica marrone, come se da quel piccolo talismano dipendesse la loro sopravvivenza. E poi ci sono i libri, migliaia, che attendono mani e occhi vogliosi di scoprirli. Di mattina sembrano più lucidi, più invitanti, pronti alla battaglia più dei loro editori. Centro di tutto il sistema editoriale, anch’essi sono di nuovo qui, per mostrarsi, sfidarsi, punzecchiarsi e naturalmente lamentarsi per il mercato che non tira. Ma è proprio così per tutti? Per sco...