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Visualizzazione dei post con l'etichetta teatro

Il mondo è un teatro, il viaggio di William Shakespeare

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Muoversi fra le pagine del saggio di Bill Bryson, Il mondo è un teatro - la vita e l’epoca di William Shakespeare, (alla sua prima edizione nella collana Saggi best seller di TEA libri e a quattordici anni dalla prima edizione italiana per Guanda - traduzione di Stefano Bortolussi), è un’esperienza elettrizzante non solo per coloro che sono appassionati di teatro elisabettiano, ma per chiunque si volesse immergere in una delle epoche più innovative e dirompenti della civiltà occidentale. Durante i regni dei sovrani britannici Elisabetta I e Giacomo I, caratterizzati dall’inizio del colonialismo e dalle scoperte geografiche, dalla nascita di un impero britannico globale, grazie alla sconfitta dell’invincibile Armada nel 1588 e dalle prime grandi scoperte scientifiche, sono anche ricompresi una settantina di anni di rinascimento culturale inglese (dal 1558 al 1625) che hanno cambiato drasticamente la storia del teatro occidentale, riportando in auge i testi greci e romani, a cominciare ...

L’ultimo atto del signor Beckett

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Entrare nella mente di Samuel Beckett è il sogno di chiunque abbia assistito alla messa in scena di una sua opera. Un’immaginazione così divergente e inarrestabile da trasformare il silenzio più oscuro e denso dell’animo umano in un palcoscenico di voci interiori che danno corpo alle domande schivate per una vita.  Aspettando Godot, Finale di partita, L’ultimo nastro di Krapp  e (il mio testo teatrale favorito)  Giorni felici  (ricordo la  messa in scena di Bob Wilson  con una Adriana Asti in stato di grazia al Festival dei due mondi di Spoleto) ci costringono a osservarci, mentre sguazziamo nel quieto vivere, sotterrati fino al collo dalle nostre paure, aspettando un salvatore esterno che non esiste . Per questo, quando la giornalista francese  Maylis Besserie  ha esordito con il romanzo  L’ultimo atto del signor Beckett  (pubblicato in Italia da Voland nella collana  Amazzoni  e tradotto da Daniele Petruccioli), in cui racco...

Il Cyrano di Edmond Rostand e di Alexis Michalik

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Ci sono serate in cui il cuore si libera dai suoi ormeggi e scala le parole che ci ronzano nella testa, sollevandosi ben più in alto di noi. Da lì ci guarda e ride, di gusto.  È questa la sensazione che ho provato uscendo da un vecchio cinema di Milano dopo aver assistito alla proiezione di Cyrano mon amour , pirotecnica ricostruzione delle tre settimane in cui uno scrittore pressoché sconosciuto (Edmond Rostand) scrive una delle pièce teatrali più rappresentate e amante del mondo: Cyrano de Bergerac. È il 27 dicembre del 1897 e il teatro non sarà più lo stesso.  Conosciuto solo per i suoi fallimenti (testi in versi dalla fine tessitura, ma incapaci di raccogliere l'interesse del pubblico), Rostand riesce a guadagnare la stima della grande Sarah Bernhardt che lo raccomanda all'attore Constant Coquelin, attore della Comédie-Française in declino bisognoso di una commedia con cui passare alla storia. Questo l'incipit carico di eventi da cui parte Alexis Mi...

Lezioni a uno scrittore di Juan Mayorga

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Manuali di scrittura creativa e di storytelling, gli scaffali delle librerie sono pieni di questi volumi dalla copertina splendente e dalle promesse mirabolanti. Comprateli pure, ma se volete un corso accelerato di scrittura, provate a leggere i testi di Juan Mayorga . Drammaturgo spagnolo, che ha fatto dello scavo nella mente dei suoi personaggi la sua vocazione, nel testo Il ragazzo dell'ultimo banco, in questi giorni messo in scena al teatro Piccolo di Milano da Jacopo Gassmann, racchiude tutto quello che c'è da sapere sulla scrittura e sulla sua compagna indissolubile (la lettura). Un professore di liceo ( German ), convinto che la sua vita sia un fallimento contornato da studenti che non lo ascoltano e non sanno (né vogliono saper) scrivere, si imbatte nel tema del ragazzo dell'ultimo banco ( Claudio ). Un diciassettenne  che sembra narcotizzato durante le sue lezioni, lo sorprende con un racconto in cui descrive il suo appostamento davanti alle finestre dell...

La vendetta di Thomas Middleton

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Ci sono giorni oscuri in cui ogni tentativo di far pace con la propria vita diventa insostenibile e rinchiudersi in se stesso a rimuginare diventa naturale come inspirare ossigeno ed espirare rimpianti. È il momento dei ' se solo avessi ' e dei ' se solo potessi ', è il momento dell'autocommiserazione in cui sguazzare come un novello Shrek nella sua pozza di fango. Ma nemmeno il fango riesce a sopportarvi a lungo e allora vi resta un silenzio di ferro in cui scivolare, in attesa che qualcuno vi ricordi che dovete scuotervi. Qualcuno che potrà godere della vostra spropositata reazione, come se doveste usare in quel momento tutta l'aggressività repressa che avete conservato nello stomaco e nella testa per anni, trasformandovi in un personaggio del teatro elisabettiano, capace di lavare l'offesa subita dal destino con il sangue.  E sangue sia, ma perché non documentarsi prima di agire? Proprio in questi giorni al Teatro Piccolo di Milano è in scen...

Non siamo ancora pronti a diventare un prodotto, parola di Mark Rothko

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Se vi capitasse di visitare la Tate Modern a Londra, andate al secondo piano, dove ci sono le rotazioni delle collezioni permanenti della grande galleria di arte moderna che la città ha ricavato riqualificando una centrale elettrica. Sul vostro percorso apparirà una stanza con le luci soffuse dove sono appesi grandi dipinti dalla forma quadrata in cui il rosso nelle sue varianti più sanguigne e cupe si fronteggia con neri dagli accenti violacei. Al centro delle sala ci sono due panche di legno, sedetevi su quella che preferite, fate silenzio, osservate e ascoltate, quei quadri hanno molto da raccontarvi.  Si sono fatti compagnia fin dalla nascita. Fin da quanto il loro creatore, Mark Rothko, ormai cinquantenne, li ha creati su commissione per il Four Season di Park Avenue a New York fra il 1958 e il 1959, quando la sua opera aveva iniziato ad attirare l’interesse dei collezionisti per i suoi luminosi arancioni e gialli, in un periodo in cui un gruppo di autori che potremm...

L’Iliade al tempo dei social

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L’origine e l’epilogo di tutte le storie, L’Iliade di Omero, ritorna a esercitare il suo fascino nel più raccolto dei teatri che costituiscono il circolo magico del teatro Piccolo a Milano: il Teatro Studio Melato . Questo, fra tutti gli spazi messi a disposizione del più antico teatro stabile d’Italia, è il mio preferito. Con la sua forma cilindrica, che richiama alla mente i teatri elisabettiani, permette agli spettatori di circondare il palcoscenico, diventando parte integrante dell’azione. Se a questo si unisce una pièce come quella scritta da Giovanna Scardoni per Iliade, mito e guerra , capace di sintetizzare in poco più di un’ora e mezza l’opera omerica senza dissiparne l’eredità narrativa, la sensazione di essere parte di qualcosa di vero e importante è assicurata. In questo piccolo gioiellino, diretto da Stefano Scherini e interpretato da un battagliero, ammiccante e spregiudicato Nicola Ciaffoni (nelle parti di divinità e semi-umani eroi), si va però ben oltre la sempli...

Freud, l’interpretazione dei sogni e la complessità necessaria di Stefano Massini

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Con il ricordo ancora vivido del romanzo diventato poi pièce Lehman Trilogy , messo in scena al Teatro Piccolo all’inizio del 2017 per i 70 dello storico palcoscenico milanese, ci ritroviamo nello stesso luogo a distanza di un anno per confrontarci con una nuova visione di Stefano Massini: Freud o l’interpretazione dei sogni . Anche in questo caso romanzo ( L’interpretatore dei sogni – edito da Mondadori) subito trasposto in testo teatrale per la regia e adattamento di Federico Tiezzi . Il titolo rimanda al libro che ha segnato la nascita della psicoanalisi ( L’interpretazione dei sogni di Sigmund Freud) pubblicato a Vienna il 4 novembre 1899 ma datato 1900 per volere dello stesso Freud che percepisce l’impatto che il suo lavoro avrà sul ‘nuovo’ secolo, portando lo studio della psiche e dei segreti che in essa si celano al centro della scena letteraria, artistica, teatrale e culturale occidentale. Ogni essere umano ha in sé una moltitudine di segreti e di contraddizioni, ma ...

Il succo della storia secondo Tom Stoppard

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Quando penso a Tom Stoppard e alla sua sconfinata produzione drammaturgica, la prima immagine che si consolida nella mia mente è la partita a badminton (in cui si usano domande al posto del volano), che Rosencrantz e Guildestern disputano nel testo che prende il nome dalla scelta di William Shakespeare di liquidare in una battuta i due amici-nemici di Amleto: « Rosencrantz e Guildenstern sono morti ». Se il bardo ne decreta la prematura, benché meritata fine, nell’atto V scena II dell’ Amleto , Stoppard dedica loro un’intera, travagliata, immaginifica e spudorata pièce che, a distanza da cinquant’anni dal suo debutto in Scozia, conserva tutta la sua energia e attualità.  Ricordo che avevo la stessa età di Tom Stoppard quando debuttò con questo testo al National Theatre di Londra (29 anni), quando andai a spiare per la prima volta all’Haymarket Theatre Ros e Guil (così Stoppard ne addolcisce nomi e desideri) alle prese con il limbo temporale in cui il loro secondo ...

La notte di mezza estate di Filippo Tuena

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Sogno di una note di mezza estate è la fucina in cui William Shakespeare ha iniziato ad allenare il proprio talento. Scritto dal Bardo negli ultimi brandelli del XVI Secolo, in corrispondenza con la fine del Rinascimento letterario italiano e l’inizio di quello inglese, Sogno di una notte di mezza estate presenta al lettore (e allo spettatore, trattandosi di una pièce nata per la rappresentazione) molti dei temi cari a Shakespeare, che ritroveremo in quasi tutte le opere successive: l’amore, la gelosia, il tradimento, il magico, il teatro nel teatro. Diverse le linee narrative che si incontrano e si sovrappongono nel testo: le tre coppie Teseo/Ippolita, Ermia/Lisandro e Elena/Demetrio, che si inseguono alla ricerca del vero amore; la coppia soprannaturale Oberon/Titania (re e regina delle fate), che spia gli esseri umani, ordendo trame machiavelliche alle loro spalle, realizzate dal ‘fidato’ e assai sbadato Puck; gli attori improvvisati, che tenteranno di mettere in scena ...

Un innamoramento a prima lettura: La quarta parete di Sorj Chaladon

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«Ti amo non per chi sei, ma per chi sono io quando sono con te». È facile estendere la sintesi che Gabriel García Márquez fa dell’amore alla lettura. Se pensiamo ai libri che abbiamo amato, ci potremmo rendere conto che non è la storia in sé o uno dei suoi protagonisti a legarci indissolubilmente a quel titolo, ma ciò che abbiamo provato mentre lo leggevamo. Amiamo i libri non per i libri in sé, ma per chi diventiamo mentre siamo con loro .  È quello che mi è accaduto leggendo La quarta parete di Sorj Chaladon (Keller editore), in cui il teatro, con la sua capacità di far apparire dal nulla (e con la stessa naturalezza distruggere) la parete che divide spettatori e attori per la reciproca salvezza mentale e morale, è il protagonista di un romanzo in cui due ragazzi (Georges e Samuel) cercano di mettere in scena l’ Antigone di Jean Anouilh tra le strade di una Beirut in guerra .  Per realizzare questa folle impresa sarà necessario patteggiare una tregua d...