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Tutto è ancora possibile nel mondo di Elizabeth Strout

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Con Tutto è possibile, raccolta di racconti pubblicata in Italia da Einaudi (traduzione di Susanna Basso), Elizabeth Strout ci riporta nel mondo di Lucy Barton ( protagonista dell’omonimo romanzo pubblicato da Einaudi nel 2016) e nel paesino di Amgash in Illinois, in cui Lucy è cresciuta e da cui è fuggita per trovare la vocazione di scrittrice a New York. È proprio il libro di Lucy Barton, in bella mostra nell’unica libreria di Amgash, ad attivare un flusso di ricordi incrociati nei suoi concittadini.   Come accade nel romanzo Lucy Barton, anche in questa raccolta di racconti la Strout fa fare ai suoi personaggi una corsa accidentata fra i loro ricordi, lasciando che rimbalzino sulle loro vite ‘comuni' e apparentemente ben organizzate, come biglie d’acciaio in un flipper fatto di carne. E non c’è scampo per le emozioni dei personaggi che si amplificano in un gesto su cui la Strout punta il microscopio, risucchiando nel buco nero della memoria e del rimpi...

Lo scrittore preoccupato di Elizabeth Strout

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Esattamente un anno fa iniziavo a raccontarvi il mio ‘innamoramento’ per Elizabeth Strout e il suo Mi chiamo Lucy Barton , un romanzo in cui la protagonista (Lucy) racconta, in prima persona, una sua convalescenza in ospedale negli anni ’80. La degenza e le visite di una madre tutt’altro che convenzionale, costringeranno Lucy a un viaggio in se stessa da cui il narratore estrarrà per il lettore alcuni ricordi. Non sono ricordi felici, ma sono quelli più intimi, quelli che i personaggi della Strout sono così abili a nascondere agli altri e al contempo a vivisezionare continuamente per se stessi. Ricordi che rimbalzano su vite comuni e ben organizzate, come biglie d’acciaio in un flipper.  La casa editrice Viking ha ora pubblicato in USA Anything is possible, una raccolta di racconti con cui Elizabeth Strout ridà vita al personaggio di Lucy Barton . Questa volta però il punto di vista si frammenta, accompagnando una moltitudine di personaggi che hanno in comune Lucy e il ...

Mi chiamo Lucy Barton di Elizabeth Strout: perché non è assolutamente possibile credere ai propri ricordi

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Sono convinto che quando raccontiamo i viaggi che abbiamo fatto, non parliamo di luoghi, monumenti, cibo, shopping e strade, ma di persone. Amici con cui condividiamo ogni spostamento del nostro animo o sconosciuti che ci sono passati accanto in una notte calviniana dagli esiti incerti o dickensiana dalle strade oscure e dal fumo denso che si avvinghia ai polmoni. Il loro incrociarci genera quel ricordo che poi modellerà le nostre vite, trasformandoci; come un cubo di marmo da cui lo scultore stacca uno strato dopo l’altro alla ricerca della forma perfetta. Quando nasciamo siamo quel cubo e saranno le persone che incontreremo a darci la forma definitiva, che ci piaccia o no. Di questa idea sembra essere convinta anche Elizabeth Strout che con il suo ultimo romanzo Mi chiamo Lucy Barton (tradotto da Susanna Bassi per Einaudi) ci fa entrare in un frammento della vita della sua protagonista (Lucy) che racconta, in prima persona, un paio di mesi trascorsi in ospedale negli ...