Scrivendo a passo di danza: la nuova avventura di Zadie Smith

E da qui che sembra partire Zadie Smith per il suo quinto
romanzo, Swing Time (lo stesso titolo
di un film del 1936 con la coppia Astaire/Rogers), pubblicato da poco dalla
Penguin in USA e in UK, in cui racconta la storia di due ragazze con una
passione in comune: la
danza. Entrambe le ragazze (la voce narrante senza nome e la
sua compagna Tracey) sono cresciute in quella zona di Londra che l’autrice di Denti Bianchi e NW conosce così bene,
facendo della danza la loro forma espressiva d’elezione fin da piccole: a una
scuola di danza si sono conosciute e alla danza, in modi molto differenti,
hanno dedicato la loro vita.

Era da un po’ di tempo che Zadie Smith pensava di
ambientare una storia nel mondo della danza. È lei stessa a dircelo in una
delle sue tante interviste al Guardian, citando
Martha Graham: «c’è
una forza vitale, un’energia che si traduce in azione attraverso di te e poiché
esiste un solo ed unico te stesso in ogni singolo momento che la vita ci offre,
questa azione è anch’essa unica. Sta a ognuno di noi fissarla chiaramente in
noi stessi e lasciare questo canale di comunicazione sempre aperto».
Si parla di danza
ma potrebbe essere la descrizione dell’attività di uno scrittore
che, come un ballerino, è sempre sospeso tra le regole e le costrizioni che gli
impongono i suoi strumenti (le parole per lo scrittore e il corpo per il
ballerino) e la libertà assoluta che pretende l’atto creativo. Sarà la capacità
di portare fuori le emozioni, proprie e altrui, a fare la differenza. È la
stessa voce narrante senza nome di Swing
Time a ricordarcelo: «Dovevo avere a che fare con le emozioni, tutto ciò
che sentivo riuscivo ad esprimerlo molto chiaramente, ero capace di portarlo
allo scoperto».
È questo che fa uno scrittore: porta allo scoperto le
nostre emozioni affinché sia impossibile ignorarle, a prescindere dall’effetto
che potranno avere su di noi e sulle nostre certezze.
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