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Una parola, un verso - dodicesima: passeggiango

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passeggiare v. intr. e tr. [der. di passo] (io passéggio, ecc.). – 1. intr. (aus. avere) Camminare lentamente, per divertimento e distrazione o per esercizio fisico, spesso senza una meta precisa. 2 . tr. a. ant. o letter. Percorrere passeggiando o percorrere in genere. Passeggiando in una fortezza di cotone, sento la voce sfilarsi dai desideri, coccolare il silenzio, acquattato in un rovo di luce che rapisce la vista ed inganna il passo fremente. Terrore. Il mio silenzio. Da lui fuggo e inondo, lattice di voglie, il mio quadrato. Asciugo. Asciugo. Più asciugo e più mi gonfio di attese. Scrigni intagliati da una mente che non giace, si spezzano l'uno nell'altro e si moltiplicano davanti ad un gelido attimo di riposo.

Una parola, un verso - undicesima: ricominciare

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ricominciare v. tr. e intr. [comp. di ri- e cominciare] (io ricomìncio, ecc.). – 1 . tr. Cominciare daccapo, riprendere dopo una interruzione più o meno lunga: r. il gioco; r. un lavoro, una lettera, una ricerca; rinnovare: Dolce color d’orïental zaffiro ... A li occhi miei ricominciò diletto (Dante). Con a e l’inf.: r. a parlare, a scrivere; ricominciamo daccapo 2 . intr. (aus. essere) Avere nuovo inizio: il gioco ricominciò più accanito di prima; il freddo ricomincia. Impers.: ricomincia a piovere; è (o ha) già ricominciato a far caldo. Ricominciare. A lavorare, a studiare, a litigare, a pagare, ad evitare. NO! Ricominciamo qualcosa di differente. Ricominciamo ad osservare. Sulla strada che dal lavoro mi riporta a casa, si snoda un surreale aranceto di cemento e grossi palazzi, considerati vecchi e non antichi, da una città in cui tutto quello che ha meno di duecento anni è orrendamente “nuovo”. Gli alberi si sollevano da una terra grigia, fatta di sovrapposte “p...

Un sabato davvero infinito

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Vi è mai capitato di concludere il venerdì sera lacerati dal piacere di essere finalmente giunti al week end e la consapevolezza che state per avventurarvi in un sabato infinito . E badate “infinito” non perché ricolmo delle mille attività che volete sempre fare ma che non riuscite mai a metter in pratica a causa del lavoro/della famiglia/degli amici o di qualsiasi necessario vincolo sociale che vi siete costruiti intorno. No, “infinito” perché sarà occupato da una ferrea agenda di attività da compiere per soddisfare parte dei vincoli di cui sopra, nonché magari il vostro sostentamento (magari la spesa perché il frigo è vuoto al rientro dalle vacanze?). Cercherete allora di prolungare masochisticamente il vostro venerdì sera per non dovervi ritrovare troppo presto in piedi ed operativi il giorno seguente. Uscirete, mangerete fuori, berrete fuori, penserete fuori dagli schemi, tentando di decelerare, di non arrivare. Intanto penserete al sabato infinito che vi attende. Niente paura...

fine della "vacatio"

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Punto e a capo. Di nuovo in sella. Ritorno alla base. E mi fermo qui con i luoghi comuni che accompagneranno il nostro rientro dall’agognata “vacatio” di cui vi parlavo nel nostro ultimo post prefestivo. Non fateci caso e soffermatevi su voi stessi. Come è andata? Siete riusciti a lasciare il vischioso e pensante pacchetto di insoddisfazioni, rivendicazioni e desideri che vi siete trascinati dietro per un anno? Se tocca a me iniziare il bilancio delle vacanze, posso dire che ho passato una mattina sull’orlo del silenzio, in un luogo dove il vento aveva timore di parlare   e l’acqua si spaventava nel   ritrovarsi priva di peso. Un luogo dove la pace diventava presto ansia, tuffo in se stessi, senza rete, senza provvidenziali distrazioni. Un luogo dove ho avuto paura e da cui non sono riuscito a staccarmi per ore. Poche ore in tre settimane.   Impercettibili, affogate in un itinerario scioccamente serrato, per vedere, conoscere, ascoltare il più possibile, in quella settima...

una parola un verso - decima "vacanza"

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vacanza s. f. [dal lat. vacantia , neutro pl. sostantivato di vacans -antis , part. pres. di vacare (v. vacare), attrav. il fr. vacance ]. – 1. Il fatto, la condizione di essere o di rimanere vacante; 2. Intermissione, temporanea cessazione di un’attività. In partic.: a. Intervallo di riposo, di uno o più giorni, che nella ricorrenza di una festività o per altra circostanza viene concesso agli studenti e agli impiegati b. Riposo più o meno lungo dalle proprie ordinarie occupazioni che una persona si concede. Eccoci giunti alle agognate e temute vacanze. Sebbene sia più vicino al significato originale del termine ( la condizione di essere vacante , la possibilità di allontanarsi da se stessi, imparando ad osservarsi da una diversa prospettiva), spesso anch’io perdo la rotta e mi abbandono al secondo e più comune significato di vacanza: le ferie . Partire (vicino o lontano non è importante) e lasciarsi tutto alle spalle, almeno per qualche settimana. Il capo che ci tartassa, la ...

una parola un verso - nona: "confutare il mondo di Amélie"

confutare v. tr. [dal lat. confūtare] (io cònfuto, alla lat. confùto, ecc.). – Ribattere un’affermazione, una ragione, ecc., dimostrandola erronea o infondata. Il caso Amélie Confutare se stessi è uno sport poco praticato ma molto salutare. Mi sono trovato a doverlo fare pochi giorni fa, per poi sentirmi di nuovo attratto dal paradigma appena negato. Stiamo parlando di Amélie Nothomb e dei suoi libri. Una donna che è riuscita in pochi anni a generare un vero e proprio fan club di lettori osannanti, dipendenti dalle sue mistiche divagazioni dell’animo e soprattutto della mente. Dopo averne visto un’intervista, sentendole dichiarare, senza alcun imbarazzo, di reputarsi la migliore scrittrice vivente, ero stato conquistato da un desiderio di oblio per personalità così fastidiosamente “ostentanti”, gioiosamente in linea con il contesto sociale in cui viviamo, dominato dall’insopprimibile esigenza di vendere se stessi al meglio. Non avrei ceduto alla mia indomita curiosità per...

una parola un verso - ottava: "calore"

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calóre s. m. [ lat. calor -ōris, der di calere «essere caldo» ]. – 1. La sensazione determinata dalla vicinanza o dal contatto del corpo umano con un oggetto o con un ambiente caldi. 2. In biologia e in medicina, c. animale, quello proprio degli animali omeotermi, derivante dai processi metabolici; colpo di c. 3. Con riferimento alle femmine degli animali, spec. mammiferi, il complesso delle manifestazioni legate all’estro (eccitamento sessuale, ricerca del maschio, ecc). 4. fig. Fervore, ardore, entusiasmo, manifestazione intensa degli affetti: il c. dello sdegno. Calore. Che spinge sulle nostre gambe, sino alle spalle, stringe sudore intorno al collo, svela insofferenza in ogni desiderio, vela gli occhi, ottura le orecchie, appiccica i capelli e riscende, insopportabile, scure rovente sui nostri pensieri, riducendoli a ricordi dal retrogusto amaro. Ci schiaccia, ci odia, ci fa odiare. Scappare, pensiamo solo a fuggire, dove la notte può arrivare, dove il letto, ...