“Uno contro Uno”– La signora Dalloway di Virginia Woolf

Eccoci, come promesso, davanti al primo libro del progetto “Uno contro Uno”.
Per chi non avesse letto il precedente post, vi ricordo che l’idea è di scontrarci on line su un libro, scegliendo da che parte stare e poi difendere o attaccare senza esclusioni di colpi tema, trama, personaggi, struttura e finanche incipit del testo prescelto, pur di dimostrare la nostra tesi.
Una volta concluso il confronto, se il libro si sarà dimostrato all’altezza, si scontrerà con un altro testo in un dinamico “Uno contro Uno”.
Il primo libro che avete scelto è La signora Dalloway di Viriginia Woolf.
Per molti è un libro fondamentale, una nave scuola su cui affilare le armi dell’autoanalisi e del pensiero libero, per altri un’icona irraggiungibile, la prima e forse l’unica vera trasposizione su carta del contenuto della mente femminile, mirabilmente stratificato nell’apparente vuota e lunghissima giornata di Clarissa Dalloway, una ricca borghese nella Londra degli anni ’20. La signora Dalloway è un libro che stordisce, come una serie di pedine del domino impazzite, i pensieri di Clarissa si mescolano, si urtano, si sovrappongo, cadono e poi si risollevano impedendo al lettore di orientarsi in un labirinto di dubbi. Virginia Woolf sosteneva che i personaggi per lei erano delle miniere in cui scavare e scavare, senza fermarsi, senza mai accontentarsi delle sensazioni che da essi poteva estrarre, usando forse lo stesso feroce ed implacabile giudizio che applicava a se stessa. Personalmente ho amato questo libro per la sfida che lancia al lettore, perché lo stana, costringendolo ad uscire dalla sua area di comfort, a resettare la mente, aprendola ad un flusso di pensieri inaudito, che neppure la punteggiatura riesce a trattenere.
Ma lascio a voi la parola, chiedendovi di dichiarare all’inizio del post se siete a favore o contro il libro.
Eccoci pronti al primo scontro sul titolo che avete scelto: La signora Dalloway di V. Woolf.
RispondiEliminaAffilate le parole e partite.
Aspetto i vostri post.
Pierfrancesco
Chissà come....la scrittura della Woolf così puntuale e bella nel dettaglio...risulti (per me) noiosa e priva di emozioni....nell'insieme. troppo cerebrale...per me.
RispondiEliminaantonella
Bene, il nostro scontro inizia con una posizione avversa alla signora Dalloway.
RispondiEliminaDevo dire che resto sorpreso dalla posizione di Antonella, non perchè pensassi fosse un'amante di Virgina Wooolf, ma per il motivo che adduce per giustificare il suo veto.
"Troppo cerebrale", lo è intendiamoci, ma non pensavo che fosse questo a fermarti.
Pierfrancesco
e' vero: ad una scrittura puntuale e "pulita", bella in una parola, come afferma Antonella, si contrappone la cerebralita' dell'impianto. Ma certo non direi che manca di emozione. E' la Signora Dalloway che apparentemente manca di emozione, ma solo nel modo tutto inglese di essere (e di apparire). Per questo lo definisco estremamente inglese. Quanto alla cerebralita', io credo in qualche modo rispecchi in pieno la complessita' della vita ed il modo tutto femminile, caleidoscopico, di guardare ad essa.
RispondiEliminaCristiana
prometto di rileggere il testo....con un approccio diverso :-))
RispondiEliminaforse prediligo un approccio femminile....più di "pancia", ...di pathos, di emozioni viscerali.....
scelgo un accesso all'irrazionale....all'inconscio...all'ombra scura e insondabile ..e tutto ciò non può essere "detto" e raccontato a livello "cerebrale".Proprio perché forse i vissuti umani sono a volte così profondi e così "poco adatti dalla parola ad essere espressi chiaramente". ma prometto di avvicinarmi nuovamente a questo testo della Woolf.....e vediamo cosa verrà fuori.
Antonella
Romanzo modernista sperimentale che si propone di scandagliare nella mente umana come fosse una sonda per l'intero arco della giornata. Risultato: un romanzo avvincente che ci regala emozioni, quelle di Clarissa, cinquantenne in crisi esistenziale al recupero di un passato che possa avere segnato un presente diverso al fianco del primo amore. Una cruda testimonianza storica degli effetti devastanti della prima guerra mondiale sui soldati reduci afflitti da schizofrenia e turbe mentali irreversibili che conducono al suicidio. Un affresco della Londra upper-class degli anni '2o, un flusso di coscienza impegnativo nel quale vale la pena immergersi.
RispondiEliminaGrazie a Lucia per il suo commento che fa pendere la bilancia della nostra "sfida" a favore di Clarissa.
RispondiEliminaSe non ci saranno altri post, a breve pubblicherò la prima vera sfida fra Ms Dalloway e un degno rivale.
Avete suggerimenti sul titolo?
Pierfrancesco
Clarissa vs. Septimus
RispondiEliminacome nel romanzo dove Septimus è il suo alter -ego,
Luciana