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Alla ricerca di persone normali

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"Geniale, una Salinger moderna, portatrice di una cifra stilistica austeniana, capace di catturare le emozioni dei Millenial, condensandoli in una storia universale".  Così viene descritta Sally Rooney , classe 1991, irlandese, enfant prodige della letteratura anglosassone che, con i sue due romanzi  Parlarne tra amici e Persone normali (entrambi pubblicati in Italia da Einaudi, rispettivamente nel 2018 e nel 2019) , è entrata nella short List del Booker Prize, del  Dylan Thomas e del Rathbones Folio Prize, diventando la più giovane vincitrice del Costa Novel Award.  La critica letteraria e la stampa di settore si sono innamorati di questa ragazza che ha studiato letteratura al Trinity College di Dublino (dove è stato ambientato anche il suo ultimo romanzo) che ha aperto ai lettori il mondo dei Millenial , costantemente in bilico fra la realtà che li avvolge e il loro universo interiore, il cui unico sogno sembra quello di non dover scegli...

La rotta del colibrì di Sandro Veronesi

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“Per andare dove non sai, devi passare per dove non sai”. Di tutte le frasi che ho trascritto sulla prima pagina del nuovo romanzo di Sandro Veronesi ( Il colibrì edito da La nave di Teseo nella collana Oceani ) è quella che meglio rappresenta lo spirito con cui il lettore si dovrebbe avvicinare alla storia di Marco Carrera. Il protagonista de Il colibrì è esattamente il personaggio che ci si aspetterebbe da Veronesi (da Caos calmo a Terre rare ): toscano, benestante, professionista irreprensibile, ingenuo, in cerca (inconsapevolmente e suo malgrado) di qualcosa di non ben definito che gli cambi la vita. Quel qualcosa si materializza in Daniele Carradori, che piomba nello studio oculistico di Marco Carrera per metterlo in guardia dalla moglie Marina di cui Daniele è psicoterapeuta. Gli incipit sono sempre stati uno dei punti di forza di Veronesi, che riesce a catturare l’attenzione del lettore come pochi fra i narratori contemporanei italiani, quello che spesso accade però è...

Lontano dagli occhi, ma mai dal cuore. Incursione nel nuovo romanzo di Paolo Di Paolo

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Siamo in un palazzo, in uno dei tanti quartieri di Roma in cui il razionalismo degli anni ’30 ha dovuto fare i conti con l’esplosione demografica prima e con la compulsione per l’auto poi. In una stanzetta si ritrovano un gruppetto di ardimentosi fanatici della parola per partecipare a un seminario su uno strano oggetto definito ‘faction’. A risolvere l’arcano, un ragazzo dal volto pensoso e dolce che parla di immaginazione e realtà come di due elementi strettamente integrati. Per dimostrarlo proietta su un lenzuolo uno spezzone de  La voce della luna,  l’ultimo film di Federico Fellini, aprendo ai partecipanti (con i suoi commenti e le sue domande) una finestra sul mondo dei particolari. Piccole cose, azioni e naturalmente parole, che possono richiamare alla mente dello spettatore/lettore eventi, persone, luoghi e idee radicate in un particolare momento storico, culturale o socioeconomico di un Paese.  Sono passati più di dieci anni da quell’incontro e fra quegl...

L'odissea di un matrimonio secondo Tayari Jones

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Una donna dalle labbra carnose e dai capelli ricci e gonfi tiene in mano dei fiori a stelo lungo. Delle rose a grappolo private delle spine.   Bianche, anche se è difficile dirlo con la luce arancione del tramonto a illuminarle. La donna le tiene strette fra i palmi delle mani, sollevandole davanti al suo viso, a coprire occhi e naso. Indossa un vestito di ciniglia dello stesso colore della luce che la inonda. Solo guardando con molta attenzione la pelle bronzea delle braccia, ci accorgiamo che sono percorse da un liquido lattiginoso che si spande dagli steli delle rose.  Mi piace pensare che questa misteriosa e affascinante donna raffigurata sulla copertina di Un matrimonio americano di Tayari Jones (pubblicato in Italia da Neri Pozza – traduzione di Ada Arduini) sia l’incarnazione perfetta di Celestial , la protagonista del romanzo. Una donna affascinante e distante, che nessuno dei personaggi del matrimonio a tre ideato dalla Jones riesce a sfiorare o a conoscere...

La clausola di Jonas Hassen Khemiri? Letture pericolose

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Di Jonas Hassen Khemiri ricordo  un’intervista  di qualche anno fa. Con i suoi lunghi capelli lisci, il viso bronzeo e i denti scintillanti, quest’uomo svedese di origine tunisina, divenuto famoso come autore nel 2003 con  One eye red  (best seller in Svezia con più di 200.000 copie vendute), raccontava il suo rapporto con la lettura. “La lettura deve essere pericolosa” diceva Khemiri, non è un vaccino contro l’ignoranza, né assicura al lettore di diventare una persona migliore. Quello che deve offrire è l’opportunità di partecipare a un gioco creato dall’autore per scuotere il lettore e farlo entrare in luoghi e situazioni in cui non si vorrebbe mai trovare. Nel suo ultimo romanzo ( La clausola del  padre  – pubblicato in Italia da Einaudi e tradotto da Katia De Marco), Khemiri dimostra cosa voglia dire tener fede a un principio.   Leggendo  La clausola del padre  si entra infatti in un gioco di specchi rotanti, in cui ogni per...

Il giapponismo: una moda che dura da quasi duecento anni

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Giappone.  Il monte  Fuji, l'inchino, i cartoni animati, il sushi, Murakami Haruki, la cerimonia del tè, i dorayaki, Madama Butterfly, il kimono, il silenzio, i manga, Kyoto. Queste le prime parole che mi vengono alla mente parlando della terra del sol levante, il cui nome deriva dai viaggi di Marco Polo.  Non sto tentando di confondervi, Marco Polo ha visitato la Cina e non il Giappone, ma era così che i cinesi definivano quell'avamposto di migliaia di isole a est del mar della Cina. ' Nichi-hon' , poi divenuto in giapponese ' Nihon ' ossia 'origine del sole' . Ed è proprio dal rientro di Marco Polo dai suoi viaggi che inizia la curiosità di scoprire cosa c'è ancora più a est dell'est visitato dalla famiglia Polo. Il via alla scoperta di massa lo diede un accordo commerciale, quando nel 1854, dopo 250 anni di isolamento autoimposto, il paese del sol levante si aprì al commercio con l'Europa. Fu così che dal Giappone, si passò pr...

Aidan Chambers e lo 'young adults' universale

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Tempo fa ho avuto una discussione con un vecchio amico e compagno di letture sulla saga di Harry Potter . Lui l'ha letta e adorata, io non ce l'ho fatta. Sono stato accusato di avere un preconcetto nei confronti della fiction young adults , ossia della narrativa scritta per lettori che vanno dai dodici ai diciotto anni. Ed era così, almeno in parte.  Credevo (e credo ancora) che la narrativa non dovesse avere un suo target e che un romanzo, se scritto bene, con un protagonista forte e una storia solida, potesse essere letto da persone di qualsiasi età. Pensiamo a Robinson Crusoe, Jack London, Kim, Alice nel paese delle Meraviglie , solo per citarne alcuni. Ognuno avrebbe portato il suo vissuto nel romanzo, creando quell'alchimia che spinge noi lettori a preferire un buon romanzo a... bé, per quanto mi riguarda, a quasi tutto. I l preconcetto stava nel pensare che gli young adults  pubblicati negli ultimi anni fossero dei romanzi 'semplificati' per lettori ri...