Quanti di voi leggono…l’ultima pagina di un settimanale?

Intervistata sul motivo che la porta a “non leggere”, la maggioranza del campione ci rivela che è la noia.
Da ossessivo lettore e compulsivo scrittore ho difficoltà a crederci.
Stupore, coinvolgimento, delusione, smarrimento, dubbio, rifiuto, ma noia?! Noia proprio no, soprattutto se confrontiamo un libro e il mistero che in esso è racchiuso, con uno dei tanti spettacoli televisivi a cui spesso ci sottoponiamo, senza pensare alle conseguenze: la mano che tenta di fondersi con il telecomando, il sedere che diventa soltanto un altro cuscino sparpagliato sul divano, le orecchie bombardate dal sonoro frettoloso e eccessivo, la bocca serrata nell’impossibilità di controbattere, la mente messa in stand-by, in attesa che il rullo di immagini modificate e parole standardizzate si esaurisca, lasciandoci finalmente andare a dormire. Spenti anche noi, da un gesto improvviso su quel tasto rosso del telecomando, che tutto controlla e delimita.
Con il libro invece avremmo potuto scegliere noi i tempi, i gesti e i modi che i protagonisti avrebbero condiviso con noi, lasciandone la definizione visiva al nostro libero arbitrio, alle nostre incertezze, alla nostra immaginazione, che, per quanto tentiamo di estirpare, è sempre presente, dietro i nostri occhi. Pronta a trasformare poche righe d’inchiostro in un sentiero di cui fortunatamente non conosciamo la fine né la direzione. E allora? Qual è la vera ragione che impedisce ai “non lettori” di compiere il salto nel gruppo dei “lettori”? Magari è proprio la divisione che si compie fra questi due gruppi a renderli reali e spesso impermeabili. Una sorta di book - proof stampata sulla testa di più di venti milioni di persone. Se ogni lettore, si fermasse a descrivere il piacere che prova nel leggere un libro a qualcuno dei “non lettori” e poi si obbligasse ad ascoltare le ragioni che spingono il “non lettore” a privarsi di questo piacere, potremmo avere difficoltà dopo un po’ a distinguere i membri di ciascun gruppo, scoprendo che li distingue solo una piccola e preziosa abitudine.
Nell’ultima pagina di un noto settimanale di politica e cultura si nasconde una rubrica di un grande scrittore contemporaneo dal titolo “La bustina di Minerva”.
Nel numero del 2 dicembre l’autore parla di “canoni”, ponendosi la non semplice domanda. “ Che cosa dovrà tentare di leggere l’individuo che ancora lo desideri fare?”
“Quali libri sono ugualmente irrinunciabili sia per un francese sia per un finlandese?” “E quali sono a tal punto parte del patrimonio culturale occidentale da essere percepiti per osmosi, anche se non vengono letti?” Le riflessioni fatte dall’autore sono particolarmente argute e decisamente ve ne consiglio la lettura. Ci mostrano quanto siano ampi ancora gli spazi di ignoranza, anche per i cosiddetti intellettuali, che sono particolarmente attenti alla letteratura occidentale, trascurando ampiamente quella indiana, giapponese o araba e facendoci scoprire che oltre ai “lettori” e ai “non lettori” ci sono anche i “lettori…parziali”.
Buona lettura.
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