Conoscere la velocità del prossimo Eggers – una lettura di Ologramma per il re.

Probabilmente è questo che
succede al lettore di Dave Eggers al cospetto del romanzo Ologramma per il re (Mondadori – ottobre 2013). Autore culto di
titoli come L'opera
struggente di un formidabile genio e Conoscerete
la nostra velocita, nonché editore della rivista McSweeney’s e creatore di una scuola di scrittura creativa
per bambini nella sua San Francisco, per me Eggers resterà soprattutto il
creatore dei dialoghi di uno dei più interessanti, meno conosciuti e sinceri
film di Sam Mendes (Away we go).
Il film di Mendes analizza con la stessa determinazione di American Beauty l’insanabile frattura fra il detto e il desiderato,
creando però due personaggi (la coppia protagonista della storia)
apparentemente incapaci di muoversi al di fuori di una disarmante sincerità.
Creare un’architettura narrativa di questo genere non è cosa da poco e farlo
sembrare “naturale”, lo è ancora meno. Per questo si rimane un po’ delusi
davanti ad Alan, il protagonista di Ologramma per il re, che sente, crea,
rimescola e distrugge vite, idee e sensazioni nella sua testa, al pari di una
versione maschile di Clarissa Dalloway, senza riuscire però a fornirci un
fondale emozionale altrettanto vivido e maturo. I personaggi che gli ruotano
intorno e che noi vediamo esclusivamente attraverso il suo punto di vista (e
non basta la terza persona dell’io narrante per distanziarli quanto basta per
renderli più tridimensionali) sembrano un nebuloso contorno alla dimostrazione
di una delle tante tesi di Alan. Tesi
che vengono messe in discussione dal protagonista fino a un certo punto, senza
superare mai davvero la linea del non ritorno. È in crisi Alan, e con lui tanti
cinquantenni che hanno perso il lavoro già una volta in America e sono alla
ricerca di una ragione per non buttarsi in un fosso (Alan se ne troverà persino uno reale per passeggiarvici dentro). E se
la crisi, soprattutto di identità, può essere un incipit perfetto per un
romanzo, perché ci siamo passati tutti almeno una volta, direi almeno tre o
quattro l’ultimo anno, mantenerla al centro di ogni azione è davvero difficile
per quasi trecento pagine. Soprattutto se la persona in crisi è l’unica che potrebbe
produrla quell’azione e invece non lo fa, mentre gli altri personaggi sembrano congelati
e a esclusivo servizio della scarsa attenzione di Alan per qualcuno che non sia se stesso. Più di una volta sono
stato tentato di saltare qualche pagina e quando alla fine l’ho fatto, collezionando
il mio bel senso di colpa, ho visto che nulla era cambiato.

E
allora, ancora fiducioso, aspetto il prossimo libro, anche perché il suo ultimo
lavoro (The Circle) è già uscito in
USA ed è stato subito inserito nei 40 libri da leggere assolutamente nel 2014. Vedremo
che velocità di pensiero Dave Eggers saprà offrirci.
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