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La colazione di Proust al Salone Internazionale del libro di Torino

Ci sono dei libri che vanno
tenuti sul comodino. E non per far vedere agli amici che leggete Proust. In
pochi leggono Proust e nessuno,
di certo, insiste a leggerlo in maniera continuativa per anni come dimostra
anche la spessa polvere che si è depositata sopra la copertina della vostra
copia de La ricerca del tempo perduto. Cessate
di fingere e smettete anche di ingozzarvi di madeleine, Marcel ne usava solo
una e ne bastava un boccone intinto nel tè per scatenare i suoi ricordi.
Spolveratelo quindi e riponetelo nella libreria, ricordando l’insegnamento di Roberto
Roversi: i libri non sono corpi morti,
ma universi viventi. Vanno trattati con la dovuta attenzione non solo
mentre li si legge, ma anche mentre ci si prepara a farlo, predisponendo la
mente al pensiero e alla conoscenza della divinità del momento, ossia quella
che teniamo sul comodino perché venga letta e non usata come poggia bicchiere
d’acqua. Prima di scegliere il vostro prossimo Dio, pensateci bene e, per
allinearci al vostro Proust, ricercate. Non fermandovi soltanto alla pila dei
best seller, ma osando andare oltre. Perlustrate le librerie e visitate le
fiere del libro.

Proprio in questi giorni a
Torino si sta tenendo il più importante evento editoriale del mercato italiano:
Il Salone Internazionale del Libro. Giunto
alla XXVII edizione, il
Salone del 2014 è dedicato al bene. Bene morale, culturale, inteso soprattutto
come necessità di ridisegnare le regole del gioco del vivere sociale. Regole che
negli ultimi anni hanno subito non poche inversioni di paradigma, portando prevaricazione,
mancanza di responsabilità e immediatezza
(dei risultati desiderati e delle conoscenze che si vogliono acquisire)
a modulare le nostre giornate. L’obiettivo del salone è di riuscire a tradurre
le idee dei tanti scrittori, filosofi e critici che interverranno in una prima road map (per usare un termine molto in
auge nella politica odierna) concreta che permetta ai lettori che non si
accontentano delle proprie idee ma sono desiderosi di confrontarsi con quelle
altrui, di porsi domande, di diventare elementi attivi in questa nuova ricerca
di consapevolezza che il bene dovrebbe imporci. Madrina di questa edizione del Salone Internazionale del Libro di
Torino è Susanna Tamaro, con cui poco tempo fa
abbiamo avuto modo di parlare piacevolmente proprio della necessità del lettore
di porsi domande. Domande che sono
la chiave di volta di ogni libro che si rispetti e del romanzo in particolare.
Domande che, Proust insegna, vanno cercate anche quando si sta facendo
colazione, magari a uno dei punti ristoro del Lingotto.
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