Patriottismo, calcio e malattie mentali.
Prendiamoci un rigo per respirare
e metabolizzare la botta.
E vi dirò di più, non tutti
sono disposti, nonostante non seguano mai il calcio, a guardare comunque
la partita dell’Italia. Orrore!
A questi pochi, per carità
pochissimi (perché davvero ce ne sono?), che durante la trasmissione delle
partite dal Brasile alla TV hanno deciso di uscire è accaduto qualcosa di
inaspettato.
No, non sono stati bloccati dalla
ronda indipendente dei controllori della calcio mania che li ha costretti a
vedere su un piccolissimo smart phone tutta la partita, hanno
scoperto invece cosa vuol dire poter passeggiare nella propria città avvolta
nel più folle e prolungato silenzio. E se qualcuno di quei pochissimi vive
in una grande città (si sa che questo tipo di “disturbati” predilige le città)
l’effetto è stato notevolmente amplificato. All’improvviso i viali alberati
sembravano larghi il doppio, i monumenti si sollevavano dal traffico assente
godendosi un tiepido venticello (non tutti, alcuni erano spariti per vedere la
partita) e gli sparuti passanti (per lo più turisti) si voltavano a destra e a
sinistra, realizzando quanto fosse perfetta la città senza tutto il rumore. Insomma
sembra che i turisti vengano nelle nostre città per i monumenti e i
paesaggi e non per entrare in contatto con il nevrotico rombare dei loro
abitanti. Altri folli.
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